martedì 3 luglio 2018

Potrei fare una pazzia

Questa notte ho sognato di lasciarti
al mattino son scappato per non toccarti
sono stato in giro ad ubriacarmi
per non pensarti
per anestetizzarmi

In quel vuoto la furia e la vigliaccheria
si son scontrate con le forze della Polizia
«Se ne vada a casa, torni da sua moglie»
Con ’sto diavolo che ho in corpo mi rimandi da mia moglie?!

Questa notte potrei fare una pazzia
perché per lei non provo amore
io per lei provo possesso

Questa notte potrei fare una pazzia
perché per lei non provo amore
ma soltanto gelosia

Torno a casa come sempre tutto tace
il terrore ha funzionato sei al tuo posto
già mi accogli come se dovessi perdonarti
io mi infurio ancora peggio
prendo fuoco al volo

I tuoi occhi fra l’amore e la paura
io d’amore in questi sguardi non ne vedo
pure io mi sento in gabbia e vorrei liberarmi
ma il programma si ripete
e ho paura di esaltarmi

e di perdere il controllo un’altra volta
di chiamare la volante un’altra volta
di finire in ospedale un’altra volta
ma in barella ci sei tu
e hai sbattuto sulla porta

Questa notte scelgo un’alternativa
Cosa provo io per te?
Provo ad andarmene
Questa notte ti diserto educazione maschile
corro nudo nel bosco
sento il corpo vivere
Faccio pace con le vipere
mi sgancio dall’orda
in contatto con la mia essenza profonda
Cado nell’abisso dove vago disorientato
ma prometto all’uomo-lupo che sarà addomesticato

– Che cosa vuol dire “addomesticare”?
– È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami” [*]

Saremo ammutinati dei maschi
nemici dei maschilisti
saremo uomini nuovi
perfino femministi
(sbarri gli occhi?)
uniti per gridare: Resisti!

Maschio alfa
senza filtro
Maschio beta
Maschio omega... tre
Maschio alfa
senza filtro
Maschio delta
Maschio e basta

Questa notte potrei fare una pazzia
perché per te non provo amore
io per te provo possesso

Questa notte potrei fare una pazzia
perché per te non provo amore
ma soltanto gelosia

Questa notte potrei fare una pazzia
perché per te non provo amore
io per te non provo amore

Questa notte scelgo un’alternativa
Cosa provo io per te?
Provo ad andarmene

(Essere maschi, diventare uomini)

[Stefano Decandia]

[*] Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe

mercoledì 20 giugno 2018

Tarassaco Soffione Dente di leone

Tarassaco Soffione Dente di leone
Sei così bello
Mi ricordi l’amore

Passo il tempo ad osservarti
Ti lasci contemplare
La mia brama di soffiare
Quel bacio-soffio d’amore
Ti farà sfiorire

Allora mi contengo
Continuo ad ammirarti
E temporeggio tempo permettendo
La voglia di soffiare
Che ti farà sfiorire

Una volta soffiato
Di te non resterà
Che gambo stelo scheletro
La struttura portante

È chiaro: io amo proprio lei
Lo scheletro, le ossa
E non il tuo piumaggio

Che adoro vedere cadere leggero
Svanire col tempo, col vento
Anche senza il mio soffio
Che cosa resterà?
Di cosa abbiam paura?
Di fare graffi sopra l’armatura

Adoro vederti volare leggera
Svanire col tempo, col vento
Anche senza il mio fiato
Che cosa resterà?
Di cosa abbiam paura?
Di fare graffi sopra l’armatura

Tarassaco Soffione Dente di leone
Sei così bello
Mi ricordi l’amore

Spremuta di limone
e una fetta di melone
vi trovo spesso
nei pressi dell’amore

Due buste una stagnola
e un po’ di metadone
mi perdo spesso
depresso nell’amore

Tarassaco Soffione Dente di leone
Sei così bello
Mi ricordi l’amore

[Stefano Decandia]

domenica 17 giugno 2018

La morte dell’ippocampo

Comprendimi quando son triste
se resto chiuso
senza parole
Accogli – intorno al tavolo tondo
posti di fronte l’altro –
il mio sguardo di sbieco
col velo lustro del tuo
Ospita la mia mano lenta
nella tua stretta forte
– nell’altra – avanzi di coperta
la colazione è calda

Mi troverai scomparso, sfigurato
come mai in tanti anni son stato
ma non permettermi sgarbo
astio, rancore
mi faresti precisamente del male
Non premiare ciò che voglio raschiare
ciò che sto lasciando
– a fatica – per ricominciare

Non farmi da madre
mamma-pesce martello
che incrina la mia spina dorsale
Non proteggere ciò che voglio abbandonare
l’orgoglio a cui rinuncio
privilegio ereditario
ordine nobiliare
Non accudire in me
quel senso di possesso
che soffoca il tuo librare

Parlami, invece, d’amore
lingua di gentilezza
d’amore universale
Non farmi ombra di sottana
non esser santa né puttana
sii solo donna tale
smessa la maschera di carnevale

Sì, ti mancherò, lo so
ti mancheranno le trovate
le bizzarrie azzardate
adatte a te
l’ora nella capanna
la scuola di ballo
il record mondiale di bacio
gli stecchini che trafiggono l’albero di Natale

Faremo ancora finta
di non svegliarci col pensiero
per non sentirci affini
sommersi da quell’onda
fascio di cimitero
che investe i capillari
e i figli clandestini
nel limbo degli amari
amori calamari
anelli fritti negli anulari

Mi troverai scomparso, sfigurato
come mai in tanti anni son stato

Comprendimi quando son triste
se resto chiuso
senza parole
Capiscilo che sono triste
Se resto chiuso
nell’ascensore

[Stefano Decandia]

sabato 16 giugno 2018

Ho perso

Ho perso la persona
che più ho amato

Ho perso un brandello di cuore
ventricolo sinistro
adiacente al polmone ferito
che tanto abbiamo cantato
Ho perso la gioia, il futuro sognato

Ho perso quei pianti
che sgorgavano ogni giorno
per l’incredulità d’esserci ritrovati:
Anime Gemelle

Ho perso le dita
Ho perso un braccio
e nessuno mi comprende
nessuno mi abbraccia:
«Fattene una ragione» dicono
«Cercatene un’altra»
come se le persone fossero sostituibili
come se fossi tu una persona qualsiasi
una conoscente, una collega
una vicina di casa a cui chiedere il sale

Ho perso l’ordine del giorno
Ho perso l’alba, la colazione da vassoio
la capriola fuori dal letto
Ho perso il grido
che ho cercato
con furore nella danza
Ho perso il mandorlo
Ho perso la speranza

Ho calpestato tutto
delicatamente scalzo
in punta di piedi
educatamente m’alzo

Mi sono punto i piedi
su quel tappeto d’aghi
Ho rinunciato a tutto
Ho messo via l’orgoglio
ma tutto ciò che voglio, ho perso

Perché sono sbagliato
perché rovino tutto
perché non vado bene
perché non sono giusto
perché non sono mai abbastanza
perché non piaccio ai tuoi
perché non seguo il filo
perché non vado dritto
perché comunque resto
l’essenza che detesti

Perché noi siamo uguali
e non puoi sopportarlo
perché se son bizzarro
tu lo sei tanto quanto
ma vuoi seguire il filo
vuoi camminare dritta
perché vuoi andare bene
a costo d’eclissare
l’essenza che detesti
l’essenza che Tu sei

[Stefano Decandia]

venerdì 15 giugno 2018

Romanzo Terminale

Un No irrevocabile
postura decisa
distanza sicura
schiena incollata alla spalliera
legata alla cintura
Poi mi stringi la mano
talmente forte
diventi tenaglia
tenace foglia
anulari intrecciati
sangue dagli anelli
tremito che m’attanaglia
le tue dita serpeggiano fra le mie
Sento i polsi fragili
slegati, fan l’amore
anche le cartilagini
Non piangere
il canale è secco
e quella ruggine nel tubicino
macchia le lacrime
si fanno scure
tagliano in quattro il cuore
ormai tronco di legno
per ogni venatura una sutura
rimpianto di vita futura
Sulla bocca le labbra separate
e su di ognuna una smorfia
e tra esse un naviglio
naviga la lingua
a crear scompiglio
Noi non dovremmo parlare
perché nulla è rimasto da dire
nulla è importante ridire
nessuna parola potrebbe tanto
tendere al vero, al canto
nessuna frase ardirebbe
giunge in ritardo
romanzo terminale
destino bastardo
Guance di marmo addiaccio
m’armo del miglior coraggio
è un lampo delicato
crampo per bacio mancato
morsico la mia lingua
per non sentir la tua
che indugia nell’assaggio
temo la tentazione
più che l’assenza al tatto

[Stefano Decandia]