giovedì 17 marzo 2022

La guerra del ’22

 Vorrei dire la mia

sulla guerra, ma è facile

Sono per la pace

Ho già la bandiera

l’ho appesa in balcone

sullo stesso bastone

di quella italiana-andrà-tutto-bene

Ce la faremo

Sì ma cosa faremo

di concreto, di reale

per la gente che rimane

sotto le bombe

Per chi non può scappare

Per la gente che rimane

sotto le bombe

Qualcosa faremo


Vorrei dire la mia

sulla guerra, ma è facile

Sono per la pace

Ho visto in tivù un’edizione speciale

dove parlavano di sanzioni

e pensavo alla paura e alla fame

e sperare che andrà tutto bene

Ce la faremo

Sì ma cosa facciamo

per l’Ucraina per la Russia per la pace

Per la gente sotto le bombe

sopra le mine

sotto i machete

Per la gente che rimane

sotto le bombe

Qualcosa faremo

 

@special.ste.dec | Stefano Decandia


 

lunedì 17 gennaio 2022

Per fare poesia

Ho passato non l’aspirapolvere
ma la scopa
ho bisogno non della notte
ma del silenzio
la finestra chiusa se entra rumore
e aperta se entra aria buona

Ho bisogno più che di fermarmi
che sia fermo il mondo
che mi sembri fermo, il mondo
che non si ferma mai

Ho bisogno di fermare il tempo
di immortalare un istante
e dilatarlo
e poi ingrandirlo al microscopio x volte
per farne un mondo vivo
in movimento
mai fermo
come quel momento

(continua...)

[Stefano Decandia]



lunedì 1 novembre 2021

Identico

Sei caduto nella trappola d’amore
Fra gli abbracci e la tagliola
Occhi in gola

Il naso si inserisce alla clavicola
Dodici baci sulle costole
La mano sulla scapola sinistra

L’odore segue l’orbita
La linea delle labbra
Il trucco è che sei senza trucco

Segreto come pochi amori al mondo
Come il limite che impongo all’ambizione
Dal quale prende il nome

Universo, come stai?
Nonostante questo spazio
Faccia vuoto alle tue istanze

Nel deserto c’è un viavai
Chiudo gli occhi per abbandonarmi
Proietto immagini dal mio profondo

Sento voci senza corpo
E corpi che fan voce
Non rallenta la mia aspirazione

Corro sopra il muro
Tanto è privo anche di un chiodo
La mia pelle fra le rughe e la parete
Ci riprovo

A comprendere che cosa mi stia succedendo
Mettendo insieme i pezzi da un pianeta all’altro
A difendermi dal demone a caro prezzo
A riscrivermi in un ruolo più proporzionato

Tempo
Prometto a me stesso
Di essermi identico
Pretendo
Da me stesso
Di essermi identico
Promesso

Me n’esco dalla trappola d’amore
Dagli abbracci e le tagliole
Cuore in gola

Il naso si inserisce alla clavicola
Sei baci sulle costole
La mano sulla scapola

Ciao

[Stefano Decandia]

(autoritratto)

domenica 2 giugno 2019

Maledetto mito dell’androgino

Maledetto mito dell’androgino
che ci vuoi spezzati
quando rigidi e razionali
guardiamo l’altro
dietro gli occhiali
con la matita e la cartellina
segnando dentro la casellina
i requisiti fondamentali

Maledetto mito
che ci vuoi tranciati di netto
e tal senso di imperfetto
ci conduce alla chirurgia
dalla mania per l’estetica
sono alla settima anestesia
totale, ho fatto fuori l’animale
ma manco lui è scappato via
abita in me come cadavere

Maledetto
che ci vuoi recisi
quelli tra noi più fragili
steli delicati
perennemente in crisi
così precisi e vulnerabili
in balia di esseri abietti
quanto venerabili

Maledetto mito dell’androgino
che ci vuoi mozzati
corpi pezzati, macelleria
quella da branda
una botta e via
un’altra tacca nelle bretelle
ché la cintura ci fa paura

Maledetto mito
che ci vuoi tronchi
a colpi di scure
un colpo secco
che ne risenta il baricentro
e barcollando come sbronzi
battono tempie sopra gli spigoli
parte il concerto di batteria
per danza macabra dei monchi

Maledetto
che ci vuoi mutilati
e muti
dalla bocca cucita
e inchiodati ai sedili
e con gli arti amputati
e nemmeno lo sguardo al cielo
ché ne gli occhi gli spilli infilzati

Maledetto mito dell’androgino
Maledetto mito
Maledetto

[Stefano Decandia]


La poesia dell’abbandono

La poesia dell’abbandono
abbracciami
mi sento solo
Ho bisogno di sostegno
da chi
ha lasciato il segno
Ma sei tu che mi hai lasciato solo
forse è meglio che mi muovo

La ferita è l’abbandono
abbracciami
mi sento solo
ma le braccia tue non trovo
è meglio che non ci provo
Ogni giorno io ti penso
ma è logico che non ha senso
Il malessere più denso
non puoi spazzarlo tu

Fossi tu a colmare questo vuoto
che pretesa senza scopo

Malattia dell’abbandono
abbracciami
mi sento solo

(Continua...)

[Stefano Decandia]