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Visualizzazione dei post da giugno, 2019

Maledetto mito dell’androgino

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Maledetto mito dell’androgino che ci vuoi spezzati quando rigidi e razionali guardiamo l’altro dietro gli occhiali con la matita e la cartellina segnando dentro la casellina i requisiti fondamentali Maledetto mito che ci vuoi tranciati di netto e tal senso di imperfetto ci conduce alla chirurgia dalla mania per l’estetica sono alla settima anestesia totale, ho fatto fuori l’animale ma manco lui è scappato via abita in me come cadavere Maledetto che ci vuoi recisi quelli tra noi più fragili steli delicati perennemente in crisi così precisi e vulnerabili in balia di esseri abietti quanto venerabili Maledetto mito dell’androgino che ci vuoi mozzati corpi pezzati, macelleria quella da branda una botta e via un’altra tacca nelle bretelle ché la cintura ci fa paura Maledetto mito che ci vuoi tronchi a colpi di scure un colpo secco che ne risenta il baricentro e barcollando come sbronzi battono tempie sopra gli spigoli parte il concerto di batteria ...

La poesia dell’abbandono

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La poesia dell’abbandono abbracciami mi sento solo Ho bisogno di sostegno da chi ha lasciato il segno Ma sei tu che mi hai lasciato solo forse è meglio che mi muovo La ferita è l’abbandono abbracciami mi sento solo ma le braccia tue non trovo è meglio che non ci provo Ogni giorno io ti penso ma è logico che non ha senso Il malessere più denso non puoi spazzarlo tu Fossi tu a colmare questo vuoto che pretesa senza scopo Malattia dell’abbandono abbracciami mi sento solo (Continua...) [Stefano Decandia]

Quando bevo non sento

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Quando bevo non sento L’alcol mi tappa le orecchie Non sento le tue ragioni Non riesco ad ascoltare la tua visione del mondo la tua versione della storia Sento il suono prodotto dalle tue labbra in movimento Vedo la tua lingua farsi battaglio ma sopratutto gli occhi sparire nell’incavo delle orbite manifestazione di eccessivo stupore Tanto che proprio non capisco come tu possa non darmi ragione Cuore di spugna secca taglio e incarto lembi del tuo corpo inerme Non c’è bisogno che tu finisca la frase in quanto – non capendo più nulla ho già capito tutto e appena apri bocca ho impazienza di risponderti e col mio eloquio contorto altro non faccio che chiuderti la bocca spingerti all’angolo È l’unico liquido per via del suo effetto tossico ad essere in grado di far salire il galleggiante che aziona l’interruttore E allora click si spegne tutto è un modo per arrestare il flusso l’unico – di mia conoscenza per spezzare l’anello per evitare il ritorno q...

Non abbiamo saputo starci vicini

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Non abbiamo saputo starci vicini ci siamo percepiti diversi, incompatibili il sole illuminava le nostre incomprensioni e le nostre ombre, sempre più dense, si scontravano non siamo riusciti ad essere “noi” ma solo “io” ed “io” ognuno nel proprio mondo e in questi mondi abbiamo pianto, riso, vissuto: distanti Ogni giorno abbiamo scoperto qualcosa di noi stessi qualcosa di orribile: ciò che realmente siamo e non l’emblema di come ci credevamo non abbiamo saputo darci l’un l’altro troppo intenti a contare chi fosse il primo e chi l’ultimo il tuo corpo moriva nel mio perché insieme era noia Non era più amore e sarebbe stato disonesto aspettarsi ancora [Stefano Decandia] * Mia personale rivisitazione di " Se saprai starmi vicino " di Rosita Vicari