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Odissea nel Linguaggio

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Come disse Ulisse Una volta a casa « Siamo isole su un’isola » Itaca Cento facce Cento venti Cento volte ventotto giorni “Quando torni? Non sei stato mai a guardarmi Tu non c’eri mai e i ritardi Chi proteggi? Chi ti salva?” Morto il padre morta lingua-larva Era tardi Eravamo come amanti di-amanti Ben tagliati ma così distanti Imbavagliati al buio Genitori all’oscuro Piangendo i santi E noi smarriti nel futuro Copiando i grandi Reclamo origini animali Rinnego i sani Confesso tutti i mali e le anomalie Curatemi le mani non le malattie Rivendico gli albori, i natali, gli alberi, i simili Come disse Ulisse « Isole su un’isola » Proprio come Ulisse Esule sull’isola Come disse Ulisse Listen… Proprio come Ulisse Listen... Listen to you... Disse Penelope Al cospetto d’Ulisse – Alcol sospetto – « Aspetta che finisca questa tela » Talamo d’ulivo Modulo livore “Mi rivuole cento volte condannata a morte Maledici le radici Non mi piace il mare Me le di...

Meteo-riti

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Se stanotte cade un meteorite Dite voi dove lo preferite Sulla casa del vicino o sulla schiena? Se colpisce la sua autovettura O trafigge la sua barca a vela Piangerà la sua famiglia Tutto è di sua proprietà Ha una figlia che si barcamena Post-menarca, post-apocalisse Ed un figlio che si fa la cera Meditando con Kundera Manicandela chin sa cullera Della collera col manicomio Sella, collare: eco-matrimonio Moglie-colla fino a tarda sera Meteoriti: vorrei il più grande che c’è Ci porterà all’estinzione Ci stringeremo tra umani Meteo-riti: mettono in scena il diluvio Danza fra corpi viventi ed inanimati Me, te o riti? Ci stringeremo le mani (Continua…) [Stefano Decandia]

Ricerca illusoria

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Ti scrutavo e mi cercavi Fra i vicoli tra i colli Colle borse Scorgevo i sanpietrini Il lastricato, i citofoni Cercavo le mie chiavi Il numero d’interno Le scale d’una volta D’alabastro venato verde L’ascensore con la gabbia Ambivo e non sapevo del mio appartamento Speravo d’incontrarci sotto casa, sul portone Assi verticali brune con cerniere arrugginite Salivamo a piedi, discutendo Tu sulle tue gambe Io a disagio sciancato Ti prendevo una valigia passeggiando sulle uova Tu tiravi vigorosamente l’altra Mi parlavi di un tuo vecchio amante « Andiamolo a trovare, sta al piano di sotto, potrei trattenermi lì.” » – Non l’ho più visto, non lo sento da anni. – Un’altra porta scura I nomi sopra il campanello I numeri degli internati Provo diverse chiavi Finché non siamo nell’andito Vociare femminile Le altre non ci raggiungono Siamo dentro la camera Scelta di brande e pareti armadi Ante aperte: cappotti, soprabiti Possibile...

Diserzione della tavola

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C’è bisogno dell’invito Della convocazione Ci hanno detto: Devi alzare la mano – Non parlare con la bocca piena A pasto si sta insieme – Diserzione della tavola Non puoi prender la parola Devi avere la parola – Non lo vedi che non ho finito? Non interrompermi – Perplessità Esprimi mentre mastichi – Piano Con le mani, qui, non mangiamo – Il tuo corpo è casa tua ma comando io – A pasto si sta insieme S’incollano legami « Stamani… » – Non si parla con la bocca piena! Stasera Ancora tutti insieme per la cena – A pasto si sta insieme S’incollano legami Morale della favola Abbandono della tavola (Continua…) [Stefano Decandia]

Affermi d’amarmi

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Affermi d’amarmi Poi premi per non parlarmi Comprimi la terra sotto il tappeto È pioggia di polvere dal soffitto Affermi d’amarmi Poi fai di tutto per non guardarmi Occhiali da sole, bende, visiera schiacciata in testa Fingi di offrirmi le terga Pur di voltarti alla finestra Affermi d’amarmi Dimentichi d'amare il mio corpo Ti offri di leccarmi Distratta diffami le mie carni Affermi d’amarmi Poi non dài riguardo al mio corpo La danza del morto L’unico rimedio per salvarmi Una mattina mi son svegliato Oh bella ciao, bella ciao, bella ciao Una mattina mi son svegliato Scordandomi d’amare il tuo corpo (Continua…) [Stefano Decandia]