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Ricerca illusoria

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Ti scrutavo e mi cercavi Fra i vicoli tra i colli Colle borse Scorgevo i sanpietrini Il lastricato, i citofoni Cercavo le mie chiavi Il numero d’interno Le scale d’una volta D’alabastro venato verde L’ascensore con la gabbia Ambivo e non sapevo del mio appartamento Speravo d’incontrarci sotto casa, sul portone Assi verticali brune con cerniere arrugginite Salivamo a piedi, discutendo Tu sulle tue gambe Io a disagio sciancato Ti prendevo una valigia passeggiando sulle uova Tu tiravi vigorosamente l’altra Mi parlavi di un tuo vecchio amante « Andiamolo a trovare, sta al piano di sotto, potrei trattenermi lì.” » – Non l’ho più visto, non lo sento da anni. – Un’altra porta scura I nomi sopra il campanello I numeri degli internati Provo diverse chiavi Finché non siamo nell’andito Vociare femminile Le altre non ci raggiungono Siamo dentro la camera Scelta di brande e pareti armadi Ante aperte: cappotti, soprabiti Possibile...

Diserzione della tavola

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C’è bisogno dell’invito Della convocazione Ci hanno detto: Devi alzare la mano – Non parlare con la bocca piena A pasto si sta insieme – Diserzione della tavola Non puoi prender la parola Devi avere la parola – Non lo vedi che non ho finito? Non interrompermi – Perplessità Esprimi mentre mastichi – Piano Con le mani, qui, non mangiamo – Il tuo corpo è casa tua ma comando io – A pasto si sta insieme S’incollano legami « Stamani… » – Non si parla con la bocca piena! Stasera Ancora tutti insieme per la cena – A pasto si sta insieme S’incollano legami Morale della favola Abbandono della tavola (Continua…) [Stefano Decandia]

Affermi d’amarmi

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Affermi d’amarmi Poi premi per non parlarmi Comprimi la terra sotto il tappeto È pioggia di polvere dal soffitto Affermi d’amarmi Poi fai di tutto per non guardarmi Occhiali da sole, bende, visiera schiacciata in testa Fingi di offrirmi le terga Pur di voltarti alla finestra Affermi d’amarmi Dimentichi d'amare il mio corpo Ti offri di leccarmi Distratta diffami le mie carni Affermi d’amarmi Poi non dài riguardo al mio corpo La danza del morto L’unico rimedio per salvarmi Una mattina mi son svegliato Oh bella ciao, bella ciao, bella ciao Una mattina mi son svegliato Scordandomi d’amare il tuo corpo (Continua…) [Stefano Decandia]

Nelle parole non c’è nulla

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Scopro, a mie spese Che nelle parole non c’è nulla Scopro, cielo impietoso Che ogni vuoto è balsamo Godo di un’orticaria Che scrive ma non parla Stende segni sulla pelle Snobba la carta Dice tutto Ma i suoi graffi rossi Non producon senso Per i miei lobi zotici Non provano consenso Una volta Provai a districarmi Tra rovi nuovi e corvi bianchi E corsi, piansi Ma non trovai la strada Trovai la bottiglietta Verde del Citrosil E la calligrafia Disgrazia d’epidermide Bambagia rossa Nemmeno un pachiderma Con leva d’Archimede Potrebbe sollevarmi Dall’ultima scoperta: Nelle parole non c’è nulla Mala puntura brucia Gonfia la bolla Dà voce al corpo Il click della mandibola Click clack Scandisce le pause Ma nulla dice Come le immagini della tac L’attesa del referto La fila per la prima fila del concerto Nello stadio coperto Mentre il teatro è deserto Nelle parole non c’è nulla Eppure frullano nel teschio ...

Come sei bella

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L’ha detto pure Piccone Stella Come sei bella Sei hai un lavoro e una carrozzella Se tuo marito a fine settimana Ci gioca più di un quarto d’ora Ti senti fortunata « Sì, perché lui mi aiuta » L’ha detto pure la Saraceno Tu molto bella Lui poco scemo Non è lui che partecipa Sei tu che fai di meno L’ha detto pure la Naldini Quanto sei brava coi bambini Quanto sian bravi i nuovi padri Con i foulard a quadri Portano a casa il pane E le bambine a danza Il grande a calcio – C’è portato « Ma il piccolino a violino » Portano a spasso il cane E mai il maschietto a danza Forse col magrolino Ci hanno perso la speranza (Continua…) [Stefano Decandia]