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Visualizzazione dei post da giugno, 2018

Tarassaco Soffione Dente di leone

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Tarassaco Soffione Dente di leone Sei così bello Mi ricordi l’amore Passo il tempo ad osservarti Ti lasci contemplare La mia brama di soffiare Quel bacio-soffio d’amore Ti farà sfiorire Allora mi contengo Continuo ad ammirarti E temporeggio tempo permettendo La voglia di soffiare Che ti farà sfiorire Una volta soffiato Di te non resterà Che gambo stelo scheletro La struttura portante È chiaro: io amo proprio lei Lo scheletro, le ossa E non il suo piumaggio Che adoro vedere cadere leggero Svanire col tempo, col vento Anche senza il mio soffio Che cosa resterà? Di cosa abbiam paura? Di fare graffi sopra l’armatura Adoro vederti volare leggera Svanire col tempo, col vento Anche senza il mio fiato Che cosa resterà? Di cosa abbiam paura? Di fare graffi sopra l’armatura Tarassaco Soffione Dente di leone Sei così bello Mi ricordi l’amore Spremuta di limone e una fetta di melone vi trovo spesso nei pressi dell’amore Due buste una stagnola e un p...

La morte dell’ippocampo

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Comprendimi quando son triste se resto chiuso senza parole Accogli – intorno al tavolo tondo posti di fronte l’altro – il mio sguardo di sbieco col velo lustro del tuo Ospita la mia mano lenta nella tua stretta forte – nell’altra – avanzi di coperta la colazione è calda Mi troverai scomparso, sfigurato come mai in tanti anni son stato ma non permettermi sgarbo astio, rancore mi faresti precisamente del male Non premiare ciò che voglio raschiare ciò che sto lasciando – a fatica – per ricominciare Non farmi da madre mamma-pesce-martello che incrina la mia spina dorsale Non proteggere ciò che voglio abbandonare l’orgoglio a cui rinuncio privilegio ereditario maschile ordine nobiliare Non accudire in me quel senso di possesso che soffoca il tuo librare Parlami, invece, d’amore lingua di gentilezza d’amore universale Non farmi ombra di sottana non esser santa né puttana sii solo donna tale smessa la maschera di carnevale Sì, ti mancherò, lo so ti man...

Ho perso

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Ho perso un brandello di cuore ventricolo sinistro adiacente al polmone ferito che tanto abbiamo cantato Ho perso la gioia, il futuro sognato Ho perso quei pianti che sgorgavano ogni giorno per l’incredulità d’esserci ritrovati: Anime Gemelle Ho perso le dita Ho perso un braccio e nessuno mi comprende nessuno mi abbraccia: «Fattene una ragione» dicono «Cercatene un’altra» come se le persone fossero sostituibili come se fossi tu una persona qualsiasi una vicina di casa a cui chiedere il sale Ho perso l’ordine del giorno Ho perso l’alba, la colazione da vassoio la capriola fuori dal letto Ho perso il grido che ho cercato con furore nella danza Ho perso il mandorlo Ho perso la speranza Ho calpestato tutto delicatamente scalzo in punta di piedi educatamente m’alzo Mi sono punto i piedi su quel tappeto d’aghi Ho rinunciato a tutto Ho messo via l’orgoglio ma tutto ciò che voglio, ho perso Perché sono sbagliato perché rovino tutto perché non vado ben...

Romanzo Terminale

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Un No irrevocabile postura decisa distanza sicura schiena incollata alla spalliera legata alla cintura Poi mi stringi la mano talmente forte diventi tenaglia tenace foglia anulari intrecciati sangue dagli anelli tremito che m’attanaglia le tue dita serpeggiano fra le mie Sento i polsi fragili slegati, fan l’amore anche le cartilagini Non piangere il canale è secco e quella ruggine nel tubicino macchia le lacrime si fanno scure tagliano in quattro il cuore ormai tronco di legno per ogni venatura una sutura rimpianto di vita futura Sulla bocca le labbra separate e su di ognuna una smorfia e tra esse un naviglio naviga la lingua a crear scompiglio Noi non dovremmo parlare perché nulla è rimasto da dire nulla è importante ridire nessuna parola potrebbe tanto tendere al vero, al canto nessuna frase ardirebbe giunge in ritardo romanzo terminale destino bastardo Guance di marmo addiaccio m’armo del miglior coraggio è un lampo delicato crampo per bacio...

Anche l’indifferenza

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Conoscerai tutto di me anche l’indifferenza Cane in catene chiamato alla gamba Borchie che bucano il collo Fischio inaudito terribile tonfo di doni nel vuoto Parole cortesemente feroci eclissano ogni gentilezza – Mai confondere la cortesia con la gentilezza il disastro sarebbe (quasi) irreversibile – Se mi cerchi trovi le mie braccia a disegnar semicerchi nell’aria Se mi cerchi mi trovi perché chi cerca al meno, prova e chi prova: riesce riesce comunque in qualcosa Chi lascia: lascia sacrifica, rinuncia: esce Conoscerai tutto di me anche l’indifferenza certo, un’indifferenza moderata da buon vicino tale da chiedere il sale ma non di domenica ché i negozi sono aperti Di notte quando non si cucina e i più piccoli già dormono cullati nel brusio che vien dalla cucina Conoscerai tutto di me anche l’indifferenza lascerai le mia braccia-ali la sincerità pietosa il canale aperto Troverai nell’indifferenza uno slancio fresco finalmente campo un merc...

Non voglio vivere nella speranza

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Non posso vivere nella speranza perché la speranza è la linea di chi non agisce la speranza è per gli irresponsabili per gli inconsapevoli per gli immaturi Perché il destino si può cambiare ma non si può cambiare il destino Non voglio vivere nella speranza perché la speranza è linea piatta di chi ha preso commiato dalla vita di chi, sprezzante, trattiene il macigno non guarda oltre l’albero ammira il cielo dalle pozzanghere Perché il destino si può cambiare ma non si può cambiare il destino Non devo vivere nella speranza Perché il destino si può cambiare anche se non si può cambiare il destino [Stefano Decandia]

Ingenuo sognare

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Ci sarà un giorno in cui mi sentirò stupido a interpellar la luna con te nel cuore come mi sentii stupido ad accogliere in bocca il sapore dell’ancia di legno Quel giorno troverò patetici la capriola dal letto i petali secchi sul pavimento mi sembrerà ingenuo sognare sentirti così vicina Quel giorno dirò addio all’incanto forse pensando d’esser cresciuto abbandonerò la vita confinerò il fanciullo sarà il mio ultimo giorno da uomo libero Eppure ti saluterei prima della partenza forse sperando che l’emozione non si spenga Quel giorno troverò patetici il giradischi per colazione l’albero di cartone mi sembrerà ingenuo sognare sentirti così vicina Quel giorno dirò addio alla danza e alla cucina al volteggiare nudo al pasto dei colori forse pensando d’esser cresciuto e che in fondo tu mi sia stata d’aiuto Quando arriverà quel giorno spero di non esser lì o di non esser più perché troppo forte sarà il dolore scuro il male, coprente cielo traspare...

Hai avuto tutto il giorno per cercami

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Hai avuto tutto il giorno per cercami ma nell’ora della quiete ciò che prima lacerava: tace La mancanza diventa sopore il tuo volto svanisce lo vedo sfocare L’organismo rallenta Gli angoli della bocca – puntano ognuno – al proprio occhio sovrastante e mi sento sereno, sfinito Per oggi ho finito la cena leggera i piatti puliti ho chiuso la porta e il gas Depongo l’arco ricopro la faretra nessuna freccia – oggi è stata scoccata Copro il mio corpo nudo cotone bianco sul petto sprofondo fra i mandala di seta dentro un sonno circolare conto i colori girare Irrompe nel sogno la voce della radio accesa prendi quel tono crudele che muore la candela dialogo sulla nostra contesa Apro gli occhi per il cicalio temo, prima d’allungar la mano ma non riesco a farne a meno allora mi faccio coraggio e leggo... Hai avuto tutto il giorno per cercami e appari solo adesso a disturbare il riposo pacato solo per chiedere – in tutto il giorno che cosa ho fatto [Stefano ...

Il mio cuore grida Resistenza!

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Una società che non premia i sognatori li spegne Ciò che viene premiato e promosso – invece si riproduce e continua Spegne sogni e sognatori che dovranno arrendersi e perire oppure riciclarsi diventare altro altro da sé diventare vincenti aderire a modelli più premiati Tutto ciò condanna la società stessa ad essere una società senza sogni la società del futuro quella che lasciamo in eredità ai nostri figli dai quali pretendiamo che sognino per ricostruirla mentre gli spegniamo i sogni tutto intorno e fulminiamo ogni lampadina Il mio cuore grida Resistenza! ma il cuore di un poeta non è il corpo di un santo e ho paura di crollare d’arrendermi e perire Con una mano reggiamo Rodari mentre glielo leggiamo con l’altra mano facciamo “no”: Leggi Rodari ma non sposare un Rodari Leggi, ma non applicare Comprendi, ma non agire Sogna, ma non realizzare Una società che non premia i sognatori li spegne li condanna ad arrendersi e perire ma il mio cuore grida...

Dopo di te

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Mi addormento dopo di te per attendere la tua buonanotte e rispondere con la mia buonanotte Mi risveglio prima di te per mandarti il mio buongiorno e attendere il tuo buongiorno Vengo dopo di te perché tu possa venire prima che io possa finire Non è una strategia così ho sempre fatto così spontaneamente faccio: donarmi completamente a chi amo donargli la mia presenza autentica e immediata Forse ti sei addormentata aspettavo la tua buonanotte ti lascio qui la mia appesa all’arco l’arco del guerriero dell’arciere quale sono Io stesso fabbrico le frecce scegliendo i legni più dolci impugno il corpo fibroso dell’arco tendo la corda e già son pronto per scoccare il dardo col coraggio che mi contraddistingue perché ho paura ma col coraggio d’aver paura [Stefano Decandia]